da Liberazione 15.05.2013
«Tav, è tentato omicidio»
Tanto per stemperare un po' la tensione in Val Susa, la Procura di Torino ha deciso di ipotizzare il reato di tentato omicidio per l'attacco al cantiere di Chiomonte dell'altra notte. Per gli inquirenti c'è un evdente salto di qualità, mentre il governo ha deciso di mettere in piedi una task force ad hoc. Il fascicolo per ora è aperto contro ignoti.
A Palazzo di Giustizia il capo della Digos di Torino, Giuseppe Petronzi, ha incontrato i magistrati che si occupano delle indagini per fare il punto della situazione. I pubblici ministeri procedono anche per danneggiamento, porto di materiale esplodente e altri reati connessi. Ed è chiaro che l'obiettivo è quello di inasprrire i toni e creare allarme, per avere poi maggior agio nell'uso del pugno duro e della repressine: «Sta cambiando la strategia. Stanno avanzando frange estremiste politicizzate e siamo preoccupatissimi» dice per esempio il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard (favorevole alla Torino-Lione), ai microfoni del Tgcom24. «Se il mio Stato dice che questa è un’opera necessaria – aggiunge – io posso discutere su come realizzarla, ma pensare che l’opera possa diventare momento di sfogo e scontro politico per personaggi che giustificano la loro campagna elettorale, mi trova in disaccordo. Strumentalizzazione? Questo è chiaro».
Stamattina a Bussoleno era previsto un incontro dei tecnici di Ltf per illustrare il progetto alla popolazione locale, ma nessuno della società si è fatto vedere. Il Movimento aveva organizzato “comitto di accoglienza" che si è trasformato in presidio davanti alla sala consiliare del Comune. Quando i manifestanti sono arrivati ad attenderli c'era un manifestino affisso in serata dal sindaco Anna Allasio (Pd) in cui si comunicava che l’incontro era saltato dopo «il degradarsi delle situazione». «Un nulla di fatto insomma - dicono nel movimento - l’incontro salta per la paura che hanno i tecnici e il personale della società di incontrare i cittadini. Bè questo, ascoltando la rabbia dei proprietari e dei presenti questa mattina non può che essere il minimo. Tecnici di una società che ruba terreni, costruisce a spese di tutti cantieri e opere inutili devono avere paura, la giusta paura che un saccheggiatore violento e protetto dai poliziotti deve avere quando incontra le persone alle quali arreca danno, violenza e ingiustizia. I cori di condanna, le passerelle dei ministri non tengono conto della realtà, della vita quotidiana di una popolazione che vive con la minaccia, già in parte reale di vedere il proprio futuro compromesso e la propria terra distrutta. Si può anche pensare in una stanza chiusa a chilometri di distanza che la questione tav si risolva con la forza, con più militari, più arresti, più recinzioni - dicono ancora i NoTav - ma questo ragionamento deve poi essere riportato alla realtà di un popolo che viene messo ogni giorno di più con le spalle al muro, difendendosi e reagendo alle violenze subite. Questa sera ancora un altro appuntamento in paese per discutere di espropri e lotta notav, al salone don Bunino di Bussoleno alle ore 21.00».
--- comment
cosi', tanto per dire, pare STRANO che ci sia stato questo attentato proprio quando non si stava piu' parlando di TAV ... nessuno riuscira' a convincermi che non si tratta dei soliti infiltrati che "alzano i toni" per continuare a giustificare l'assurda repressione che si continua a perpetrare in Valsusa.
NO TAV!
Thursday, May 16, 2013
Saturday, February 16, 2013
Il M5S sul processo ai NO TAV
dal blog: maverick
Due pesi, due misure.
Riteniamo inconcepibile la costituzione di parte civile per oltre 1 milione di euro da parte dei Ministeri contro il movimento No Tav. Costituitasi anche la Presidenza del Consiglio, ma resta ignota ancora la cifra richiesta per un fantomatico "danno d'immagine" (perché non lo chiede ai mafiosi? O a chi ha fatto fallire MPS? O a chi fa cadere a pezzi Pompei?). Inconcepibile perché viene a seguito di una violenza diffusa e continua perpetrata dalle istituzioni nei confronti dei cittadini (blocchi stradali, recinzioni abusive, violenze di diversi agenti delle FF.OO.) a seguito di un cantiere illegale (manca il progetto esecutivo e la sua estensione è ben oltre quella del progetto definitivo) perun'opera inutile e anti-economica.
Riteniamo inconcepibile la costituzione di parte civile per oltre 1 milione di euro da parte dei Ministeri contro il movimento No Tav. Costituitasi anche la Presidenza del Consiglio, ma resta ignota ancora la cifra richiesta per un fantomatico "danno d'immagine" (perché non lo chiede ai mafiosi? O a chi ha fatto fallire MPS? O a chi fa cadere a pezzi Pompei?). Inconcepibile perché viene a seguito di una violenza diffusa e continua perpetrata dalle istituzioni nei confronti dei cittadini (blocchi stradali, recinzioni abusive, violenze di diversi agenti delle FF.OO.) a seguito di un cantiere illegale (manca il progetto esecutivo e la sua estensione è ben oltre quella del progetto definitivo) perun'opera inutile e anti-economica.
Inconcepibile perché mai le istituzioni si sono costituite parte civile a difesa dei cittadini brutalmente pestati alla Diaz e mai comunque a difesa dei cittadini danneggiati dalle istituzioni stesse.
Il MoVimento 5 Stelle è qui proprio per cambiare lo stato delle cose tramite il voto democratico. Ridaremo le istituzioni ai cittadini e assicureremo una giustizia equa, facendo sbaraccare ogni cantiere abusivo e facendo perseguire ogni servitore dello Stato infedele.
Davide Bono - Capogruppo MoVimento 5 Stelle Regione Piemonte
Marco Scibona - capolista al Senato MoVimento 5 Stelle Piemonte
Marco Scibona - capolista al Senato MoVimento 5 Stelle Piemonte
Monday, December 24, 2012
Palabra de artivista » Homófoba Navidad Vaticana
Palabra de artivista » Homófoba Navidad Vaticana:
'via Blog this'
Tras las declaraciones —casi tan homófobas como absurdas— del Papa Benedicto XVI para la Jornada Mundial de la Paz afirmando que “El matrimonio gay es una amenaza a la paz” (sí, y tus Prada rojos son una amenaza para la salud mental de los miles de maricas reprimidos que pululan por tu reino con ganas de gritarte “¡qué horror, Susan… tidad!”), el diário La Stampa cuenta en su sección Vatican Insider que el pasado domingo 16 un grupo de unos 15 activistas italianos que portaban coloridas cartulinas en forma de corazón se manifestó pacíficamente en la Plaza de San Pedro mientras el Papa —de reluciente pasado nazi— leía el Ángelus (esa pieza cómica que recuerda que a una mujer obligatoriamente virgen la dejó preñada una paloma aunque vivía con un hombre que no consumó el sexo con mujer alguna e hizo de padre del hijo subrogado del vientre de alquiler de la paloma… que hablen luego de modelos de familia alternativos, zoofilia u homosexuales los cristofascistas).
En los corazones se podían leer consignas como “Homofobia = muerte”, “Quien odia hiere”, “Tu paz rima con odio” o “Soy lesbiana y no soy un peligro”. Otro de los manifestantes llevaba una pancarta que decía: “Todos somos Pussy Riot” en alusión a las activistas que protestaron contra Putin en la catedral de Moscú. Obviamente, armas de destrucción masiva, razón por la cual la policía les arrancó tan peligrosos exlosivos y les desalojo con muy malas maneras según contaron ellos.
Pero nuestros peligrosos activistas no conocen el desaliento y un poco después volvieron a aparecer en ese reino de amor, “libertad religiosa” y caridad cristiana que es el Vaticano, portando esta vez armas mucho más mortíferas: unos carteles en varios idiomas en los que se leía un rotundo “Las bodas homosexuales no afectan a la paz. Las armas sí”, en clara alusión a la repugnante hipocresía católica que se permite acusarnos de amenaza a la paz (junto al aborto y la eutanasia) cuando el Vaticano es el mayor traficante de armas del mundo.
¡Cómo se va a comparar un beso entre dos mujeres o dos hombres con una mina antipersonas que amputa las piernas de un niño africano de 5 años! ¡O con esas bombas de racimo que vendía nuestro catoliquísimo Ministro de Defensa, tan cercano él al Opus Dei! ¡Mucho más peligroso para la paz el beso, dónde vas a ir a parar! Y si encima se da con naturalidad, en plena calle, cogidos de la mano, en lugar de escondidos en un seminario, follando sin condón en un retiro del Opus o abusando de un monaguillo menor de edad en la penumbra de una sacristía… ¡es terminal para la paz del mundo!, ¡el Armagedón!
Pues esta perversa y pérfida reflexión estaban proponiendo nuestros activistas cuando los defensores de la paz que se llaman policía vaticana se les tiraron encima como gorilas en celo, les arrancaron los carteles con innecesaria violencia, les forzaron a acompañarles “con tranquilidad, aquí no pasa nada”, [...]
Tras esta violenta represión, los activistas fueron detenidos y retenidos durante una hora para identificarles (en el mismo video se escucha cómo les piden el DNI, suponemos que, al modo Cifuentes en Madrid, para ponerles una costosa multa por practicar la peligrosa libertad de expresión pacífica).
Como dijo a Reuters Gianfranco Mascia, un activista de 52 años que organizó la protesta: ”Encontramos intolerable la afirmación de que las uniones homosexuales son peligrosas para el mundo. Las armas son mucho más peligrosas. No a las armas, sí a los derechos para todas las personas”.
Estas son las navidades que celebra la Iglesia. Desde que inventaron el mito de Jesús, o más bien hicieron un cutre refrito de dioses paganos (¿Horus, eres tú?, os lo confirmará el esclarecedor La conspiración de Cristo, la mayor ficción de la historia), creen que pueden explotar la marca “Cristo” para someter, engañar y estafar a todo el que se cruce en su camino. Y al que se oponga… ¡hierro!
Desde luego, es irónico que estos cristofascistas que se pasan el día declarándose víctimas, perseguidos y que desgastan la palabra “libertad” confundiéndola con invasión, anexión y apropiación del espacio del otro para mantener sus mentiras y opresiones, para destruir la más mínima oposición a esa violencia que llaman “libertad religiosa”, sigan siendo los más violentos. ¿Y estos hablan de paz? Cuando estas noches cantéis eso de “noche de paz, noche de amor”, recordad los millones de creyentes africanos que están muriendo de sida por culpa de criminal Papa o la de niños, hombres y mujeres que están matando las armas que el Vaticano produce… o la de jóvenes homosexuales de familias católicas que se van a intentar suicidar estos días sintiéndose solos, culpables, estigmatizados por sus propias familias de fanáticos Kikos, cercanos al Opus, o de Legionarios de Cristo, o de Regnum Christi o los miles de sectas de sacaperras que utilizan la mentira de ese Cristo que se supone que nació en estas fechas para que unos cuantos espabilados pudiesen hacer negocio inmobiliario vendiendo parcelas en el más allá. La gran estafa inmobiliaria de la Iglesia Católica. Negocio, fun fun fun.
[...]
source : http://bit.ly/ReQ1EN
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Tras las declaraciones —casi tan homófobas como absurdas— del Papa Benedicto XVI para la Jornada Mundial de la Paz afirmando que “El matrimonio gay es una amenaza a la paz” (sí, y tus Prada rojos son una amenaza para la salud mental de los miles de maricas reprimidos que pululan por tu reino con ganas de gritarte “¡qué horror, Susan… tidad!”), el diário La Stampa cuenta en su sección Vatican Insider que el pasado domingo 16 un grupo de unos 15 activistas italianos que portaban coloridas cartulinas en forma de corazón se manifestó pacíficamente en la Plaza de San Pedro mientras el Papa —de reluciente pasado nazi— leía el Ángelus (esa pieza cómica que recuerda que a una mujer obligatoriamente virgen la dejó preñada una paloma aunque vivía con un hombre que no consumó el sexo con mujer alguna e hizo de padre del hijo subrogado del vientre de alquiler de la paloma… que hablen luego de modelos de familia alternativos, zoofilia u homosexuales los cristofascistas).
En los corazones se podían leer consignas como “Homofobia = muerte”, “Quien odia hiere”, “Tu paz rima con odio” o “Soy lesbiana y no soy un peligro”. Otro de los manifestantes llevaba una pancarta que decía: “Todos somos Pussy Riot” en alusión a las activistas que protestaron contra Putin en la catedral de Moscú. Obviamente, armas de destrucción masiva, razón por la cual la policía les arrancó tan peligrosos exlosivos y les desalojo con muy malas maneras según contaron ellos.
Pero nuestros peligrosos activistas no conocen el desaliento y un poco después volvieron a aparecer en ese reino de amor, “libertad religiosa” y caridad cristiana que es el Vaticano, portando esta vez armas mucho más mortíferas: unos carteles en varios idiomas en los que se leía un rotundo “Las bodas homosexuales no afectan a la paz. Las armas sí”, en clara alusión a la repugnante hipocresía católica que se permite acusarnos de amenaza a la paz (junto al aborto y la eutanasia) cuando el Vaticano es el mayor traficante de armas del mundo.
¡Cómo se va a comparar un beso entre dos mujeres o dos hombres con una mina antipersonas que amputa las piernas de un niño africano de 5 años! ¡O con esas bombas de racimo que vendía nuestro catoliquísimo Ministro de Defensa, tan cercano él al Opus Dei! ¡Mucho más peligroso para la paz el beso, dónde vas a ir a parar! Y si encima se da con naturalidad, en plena calle, cogidos de la mano, en lugar de escondidos en un seminario, follando sin condón en un retiro del Opus o abusando de un monaguillo menor de edad en la penumbra de una sacristía… ¡es terminal para la paz del mundo!, ¡el Armagedón!
Pues esta perversa y pérfida reflexión estaban proponiendo nuestros activistas cuando los defensores de la paz que se llaman policía vaticana se les tiraron encima como gorilas en celo, les arrancaron los carteles con innecesaria violencia, les forzaron a acompañarles “con tranquilidad, aquí no pasa nada”, [...]
Tras esta violenta represión, los activistas fueron detenidos y retenidos durante una hora para identificarles (en el mismo video se escucha cómo les piden el DNI, suponemos que, al modo Cifuentes en Madrid, para ponerles una costosa multa por practicar la peligrosa libertad de expresión pacífica).
Como dijo a Reuters Gianfranco Mascia, un activista de 52 años que organizó la protesta: ”Encontramos intolerable la afirmación de que las uniones homosexuales son peligrosas para el mundo. Las armas son mucho más peligrosas. No a las armas, sí a los derechos para todas las personas”.
Estas son las navidades que celebra la Iglesia. Desde que inventaron el mito de Jesús, o más bien hicieron un cutre refrito de dioses paganos (¿Horus, eres tú?, os lo confirmará el esclarecedor La conspiración de Cristo, la mayor ficción de la historia), creen que pueden explotar la marca “Cristo” para someter, engañar y estafar a todo el que se cruce en su camino. Y al que se oponga… ¡hierro!
Desde luego, es irónico que estos cristofascistas que se pasan el día declarándose víctimas, perseguidos y que desgastan la palabra “libertad” confundiéndola con invasión, anexión y apropiación del espacio del otro para mantener sus mentiras y opresiones, para destruir la más mínima oposición a esa violencia que llaman “libertad religiosa”, sigan siendo los más violentos. ¿Y estos hablan de paz? Cuando estas noches cantéis eso de “noche de paz, noche de amor”, recordad los millones de creyentes africanos que están muriendo de sida por culpa de criminal Papa o la de niños, hombres y mujeres que están matando las armas que el Vaticano produce… o la de jóvenes homosexuales de familias católicas que se van a intentar suicidar estos días sintiéndose solos, culpables, estigmatizados por sus propias familias de fanáticos Kikos, cercanos al Opus, o de Legionarios de Cristo, o de Regnum Christi o los miles de sectas de sacaperras que utilizan la mentira de ese Cristo que se supone que nació en estas fechas para que unos cuantos espabilados pudiesen hacer negocio inmobiliario vendiendo parcelas en el más allá. La gran estafa inmobiliaria de la Iglesia Católica. Negocio, fun fun fun.
[...]
source : http://bit.ly/ReQ1EN
Wednesday, December 5, 2012
No TAV, ¡prohibido manifestarse!/ Testimonio de Alfredo, activista No Tav
No TAV, ¡prohibido manifestarse!
9.00h: Hemos llegado a Lyon para participar en la manifestación No Tav coincidiendo con el encuentro italo-francés. Aparcamos el coche y vamos andando hacia la concentración (legalmente autorizada)
9.10h: nos rodean 8 (sí, 8) coches con las sirenas en marcha de la policia francesa, alrededor de 30 agentes -cuando nosotros somos 5- .
Nos llevan a un muro, nos registran minuciosamente, nos identifican y nos tienen retenidos allí durante una hora. La gente se asoma desde las terrazas, preocupada. A los peatones no se les permite caminar a nuestro lado. Estamos como en una peli, parece una escena de Taxxxi.
10.10h: la policia nos deja ir, sin consecuencias. Contactamos con los amigos que están llegando en 12 autobuses desde el Piamonte. Tenían que estar ya cerca de Lyon, pero están todavía en la frontera francesa. La policía les ha parado en la autopista, los controles son muy lentos.
12.00h: los autobuses han sido detenidos más veces, controlados e identificados en la carretera. A esta hora tenía que empezar la concentración de protesta aquí en la Gare des Brotteaux, donde nosotros y alrededor de 500 franceses les estamos esperando.
14.00h: a la entrada de Lyon los autobuses son retenidos otra vez. A esta hora tenía que empezar a moverse la manifestación.
16.00h: después de 10 horas de un viaje que tenía que durar 4 ó 5, los autobuses No Tav de Turin y Val di Susa llegan a la Plaza Brotteaux. De los autobuses bajan las caras de siempre, las que animan hace 20 años el movimiento. Las personas de los comités, muchos pensionistas, gente de mediana edad. No sólo los activistas de toda la vida, sino también simples ciudadanas. El valle está siempre presente. Y la banda musical No Tav empieza a tocar las trompetas.
16.05h: desde los altavoces, los organizadores italianos invitan a un desfile “pacífico, ordenado y tranquilo”. Además, la plaza está muy lejos del lugar donde se celebraba el encuentro intergubernamental, que de todos modos ya había acabado. Pero la policia piensa de otra manera: rodea la plaza con un despligue absolutamente desproporcionado, montando vallas de hierro y tanquetas de agua. Es casi imposile entrar en la plaza, y es absolutamente imposible salir. No se quiere permitir que los manifestantes (alrededor de 1.000 entre italianos y franceses) se mueven en desfile. Los franceses de la plaza rechazan la mediación de los comités No Tav. Estamos enjaulados. El clima es muy tenso, pero no hay ningún incidente. La banda No Tav deja de tocar.
18.00h: Los No Tav italianos suben a los autobuses para volver hacia Turin. Pero la policia no les deja salir de la plaza, porque quiere identificar antes y parar algunos manifestantes franceses que han hecho detonar algún petardo en la plaza.
18.30h: Empiezan las cargas policiales en el limitado perímetro de la plaza Brotteaux. Y aquí lo que pasa es increíble: la policia utiliza porras y spray pimienta, incluso dentro de los autobuses, contra los de el Val di Susa que habían bajado de los autobuses para averiguar lo que estaba pasando. Algunos antidisturbios empezan a entrar dentro de los autobuses para identificar a los pasajeros. Hay algun herido por golpes de porra, y muchos -sobretodo gente mayor- con crisis respiratorias.
19.00h: los 12 autobuses pueden por fin partir hacia Italia. Coches de la policía escoltan a algunos hacia la frontera, a 200km de Lyon. Este día por suerte acaba aquí.
Hoy, en Lyon, la libertad de manifestarse ha sido suspendida. Hoy un movimiento con más de 20 años de historia ha sido secuestrado, ultrajado, tratado como si fuera la peor delincuencia organizada. La intimidación, el aislamiento, la exasperación y la violencia utilizados por parte de las fuerzas del orden francesas no han sido desproporcionadas o exageradas, sino totalmente infundadas. Hay que hacerse unas preguntas sobre las modalidades de gestión del orden público: ¿qué sentido tiene parar e identificar más de una vez a los manifestantes en los autobuses para evitar que participaran en una manifestación? ¿Qué sentido tienen escoltarles hasta la salida del país? ¿Qué sentido tiene encerrar 1.000 personas en una plaza-jaula, cuando además el encuentro institucional ya había concluído, a muchos kilómetros de la plaza? Sobre estas preguntas debemos reflexionar, desde mañana. No sólo en el Val di Susa, sino en Italia. A partir de mañana, ahora es mejor irse a dormir. Buenas noches, democracia. Buenas noches, Europa.
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LINKS
Lyon: repressione per tutti/ Lyon: represión para todos [IT]
Lyon : sospesi diritti umani, cariche gas lacrimogeni pestaggi su autobus sequestrati/ Lyon: derechos humanos suspendidos, cargas, gas lacrimogéno, palizas en autobuses secuestrados [IT]
The NO TAV struggle in the Susa Valley [EN]
Monday, December 3, 2012
Non-manifestazione NOTAV a Lyon, F
Cosa è successo oggi a Lyon? Ve lo raccontiamo noi
Da un lato c’erano i governi delle crisi economiche dall'altro lato l’europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l’ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.
I primi, Monti e
Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d’ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.
Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pullman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l’ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pullman. Quindi i pullman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l’autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pullman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pullman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pullman viene quindi scortato sotto minaccia sull’autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine.
Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pullman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l’ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pullman. Quindi i pullman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l’autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pullman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pullman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pullman viene quindi scortato sotto minaccia sull’autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine.
Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall'altro l’Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione, è semplicemente una parte, quella sana, che deve vincere sull’altra, quella malata.
MOVIMENTO NO TAV
MOVIMENTO NO TAV
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Conferenza stampa e raccolta materiale e testimonianze da Lyon
Quello che è successo oggi, in questa giornata no tav è una cosa gravissima, degna dei peggiori regimi. Ecco l’europa delle banche e dei governi tecnici.
E’ già stata prenotata la sala consiliare del comune di Sant’Ambrogio per domani martedì 4 dicembre alle ore 17.00 è molto grande e abbastanza vicina a Torino per dare la possibilità a tutti di esserci
Come notav.info apriamo questa mail per raccogliere testimonianze su quanto accaduto oggi a Lyon e durante la trasferta, pertanto chi volesse scrivere alcune righe, avesse dei fatti particolari da raccontare o ancor meglio materiale video e fotografico può mandarlo qui a notav.info_at_gmail.com
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[comunicato stampa M5S]
Inaccettabile violenza delle FF.OO. francesi sui cittadini europei
Inaccettabile il trattamento riservato ai cittadini No TAV diretti a Lyon dalle FF.OO. Le istituzioni francesi, in palese violazione del trattato di Schengen, già questa mattina avevano bloccato per alcune ore i 12 bus in arrivo dall’Italia per controlli inspiegabili, visto che dovrebbe vigere la libera circolazione delle persone (a meno che ci sia un mandato di cattura internazionale e allora saremmo i primi a chiederne l’esecuzione). Sulla via del ritorno si arriva all’inimmaginabile! I cittadini italiani dopo una manifestazione del tutto pacifica vengono bloccati e costretti a rimanere all’interno della piazza della stazione da poliziotti in tenuta anti-sommossa. Alcuni, coinvolti in una vera e propria azione di rastrellamento diretta contro i manifestanti francesi, sono stati colpiti da spray al peperoncino e costretti a scendere dai bus, rimanendo a terra e senza possibilità di intraprendere il viaggio di ritorno, mentre i loro pullman ripartivano, scortati dai mezzi delle forze dell’ordine. Le ultime notizie dicono che saranno “scortati” al confine. Mentre dei manifestanti francesi nulla si sa. Un comportamento simile, in situazioni, normali, provocherebbe lo sdegno del nostro Governo e una forte presa di posizione nei confronti di chi ha pesantemente violato i diritti dei cittadini italiani, anzi europei! Ma in questo mondo alla rovescia, i cittadini No TAV hanno perso ogni diritto e le uniche voci che si leveranno saranno quelle che, con tono compiaciuto, annunceranno l’ennesimo passo avanti in questo assurdo teatrino internazionale, parlando di “contestatori”.
Chiudiamo pensando che questo triste epilogo serale dipenda dal fatto che la manifestazione è stata del tutto pacifica e si è dunque cercato in tutti i modi di scatenare una reazione dei manifestanti in modo da poter colpire a livello mediatico il movimento No Tav o comunque di far passare la voglia ai francesi di manifestare ancora contro un’opera inutile e dannosa. Così come avvenne alla Diaz. Scriviamo anche per urlare che il nostro silenzio colluso non ci sarà mai. Vive la démocratie.
Davide Bono Capogruppo in Consiglio regionale MoVimento 5 Stelle
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[due parole dai francesi]
La ligne TGV Lyon-Turin, le nouveau "Notre-Dame-des-Landes" ?
C’est un projet vieux de 20 ans qui n’en finit plus d’exacerber les tensions dans les Alpes françaises et italiennes. La création d’une ligne à grande vitesse Lyon-Turin (LGV) qui devrait permettre de relier les deux grandes villes en 2 heures contre 4 aujourd’hui et d'améliorer le ferroutage entre les deux pays sera au cœur des discussions du 30e sommet franco-italien qui se tient lundi 3 décembre à Lyon. Seulement voilà, ce titanesque chantier transalpin que les gouvernements français et italien comptent - enfin - acter lundi fait face à une farouche opposition d'écologistes, d'élus locaux et de nombreuses associations de défense de l’environnement - surtout italiens - qui le perçoivent comme "inutile, ruineux et dangereux."
Et à l’approche du sommet Hollande-Monti, les tensions entre les deux camps semblent s’être cristallisées. Il faut dire que le 28 novembre, lors du Conseil des ministres, le chef de la diplomatie française, Laurent Fabius, a rouvert les hostilités en annonçant un projet de loi "autorisant l'approbation de l'accord pour la réalisation et l'exploitation [de cette] nouvelle ligne ferroviaire Lyon-Turin".
Sans surprise, cette déclaration a provoqué l’ire des opposants au projet qui, dans la foulée, ont organisé un "contre-sommet" à Lyon, le 30 novembre et 1er décembre, pour faire entendre leurs voix. L’initiative n’a plu ni à Paris ni à Rome. Quinze sympathisants italiens ont été interpellés à Modane alors qu’ils tentaient de passer la frontière franco-italienne pour participer aux débats.
"Dommages gravissimes sur l’environnement"
Ce récent bras de fer, dont la médiatisation résonne péniblement pour le gouvernement français comme un possible "Notre-Dame-des-Landes bis", vient couronner vingt ans de lutte déjà bien ancrée dans les Alpes italiennes. Émaillé de sit-in, de rassemblements voire même de sabotages de voies ferrées – ce "combat" oppose notamment les "No-TAV" (opposants italiens au "Treno ad Alta Velocita Lyon-Turin" ou LGV) au gouvernement transalpin. Les écologistes estiment que la dangerosité environnementale de ce TGV - compte-tenu de la géologie et des reliefs des zones traversées par le rail - est avérée.
"Il y a de l’amiante et de l’uranium sous la montagne. Le percement des galeries va aussi polluer les réserves hydriques. Le tunnel va être comme le bouchon d’une baignoire que l’on retire", explique Claudio Giorno, un ancien géomètre interviewé par Libération, en mars dernier.
Les opposants rappellent également que le coût du projet est faramineux. La ligne ferroviaire, qui nécessite la percée d'un tunnel de 57 km, a en effet été réévaluée à 26 milliards d’euros en 2012 contre 12 milliards en 2002. "Les échanges commerciaux entre la France et l’Italie ne progressent pas assez pour justifier un tel investissement", se justifie Claudio Giorno. Même si une partie de cette somme devrait être absorbée par l’Union européenne, le budget reste pharaonique, surtout en période de crise, arguent les opposants. "Nous sommes dans une situation financière plus complexe et on peut réfléchir sur le meilleur usage de l'argent public", a estimé dimanche Cécile Duflot, la ministre de l'Écologie.
Un projet passéiste
Pour Luca Giunti, membre de la commission technique sur le LGV de la Vallée de Susa, interrogé par FRANCE 24, ce projet est surtout passéiste. "Il date de 1991, lorsqu’il n’y avait ni Internet, ni téléphones portables, ni avions low-cost. Or le monde depuis a changé", ajoute-t-il en classant le dossier Lyon-Turin et "Notre-Dame-des-Landes" dans la même catégorie des "grands projets inutiles".
Dans sa charge contre le LGV, l’expert ne manque pas non plus de souligner que ce dossier – dans lequel s'est succédé un grand nombre d’enquêtes, de contre-enquêtes et d’expertises en tout genre - manque cruellement de transparence. Les No-TAV évoquent à ce titre de nombreux "conflits d’intérêt". Rien d’étonnant selon l’expert : "N’oublions pas que l’Italie a une longue histoire d’infiltration de la criminalité dans les grands projets d’infrastructure"…
"Nous ne lâcherons rien"
Du côté des pro-Lyon-Turin, on estime au contraire que la mise en place de cette nouvelle ligne ferroviaire serait une bénédiction économique qui permettrait, sur le papier, de doubler le trafic du fret entre les deux pays et un avantage pour l’environnement. Cette nouvelle ligne pourrait, selon eux, réduire le trafic routier et ses nuisances. "Elle permettra de soulager la vallée d’un lourd transport sur route fort polluant", a déclaré Corrado Passera, le ministre italien des Infrastructures et des Transports.
Reste à savoir comment évolueront les événements à l’heure où aucun des deux camps ne compte revenir sur sa position. "L’engagement avait été pris sous le gouvernement précédent, il est aujourd’hui confirmé par l'actuel", a déclaré Jean-Jack Queyranne, président PS du Conseil régional Rhône-Alpes, en première ligne de la mobilisation des "pro-LGV". "Nous ne nous laisserons pas intimider, nous ne lâcherons rien", a prévenu de son côté Paolo Prieri, responsable des No-TAV italiens devant la presse lyonnaise.
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Tuesday, November 20, 2012
Il fine del governo Monti. Come reagire (e come non reagire)
riposto questo articolo, che trovo molto interessante.
fonte originale : http://bit.ly/TdGRaB
1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti
Pochi giorni fa sono scesi in piazza i poliziotti in varie parti d’Italia; nello stesso giorno protestavano a Montecitorio gli avvocati e pochi giorni prima avevano manifestato gli insegnanti. Sono categorie, queste, poco inclini alle manifestazioni di piazza, ma se lo hanno fatto è per un solo e semplice motivo: la misura è colma e il paese sta per scoppiare, nel senso che stanno per scoppiare disordini di massa, scontri, caos e malessere sociale.
Parto dall’analisi di due vicende che hanno coinvolto le due categorie degli avvocati e degli insegnanti.
Per quanto riguarda gli avvocati, le novità di questi ultimi tempi sono le riduzione dei tempi della pratica legale, l’abolizione delle tariffe minime, e la tragicommedia della mediazione civile risolta – come era facile prevedere – in un bluff.
Mi soffermo in particolare su questa vicenda della mediazione, spiegandola ai non addetti ai lavori (quindi i giuristi mi perdoneranno se non uso il giuridichese e semplifico alcuni concetti).
Nel 2010 è entrata in vigore la mediazione obbligatoria per i procedimenti civili; in sostanza il legislatore ha detto: “Da adesso in poi, prima di fare una causa civile, si va prima da un mediatore che cerca di pacificare le parti, così si evita il processo e si fa tutto in tempi rapidi”.
Messa così, al cittadino ignorante poteva sembrare una buona cosa.
I problemi erano però i seguenti:
- i costi erano elevati;
- venivano affidate cause molto complesse, che richiedevano una preparazione lunga e specialistica, a soggetti del tutto privi di competenze giuridiche (geometri, ragionieri, architetti, ecc.) che diventavano mediatori (e quindi sostanzialmente assolvevano a funzioni identiche a quelle di un magistrato) con pochi giorni di un corso, al termine del quale si veniva abilitati a diventare mediatori;
- il mediatore lo sceglieva la parte; in altre parole se io decidevo di fare causa a Tizio, andavo dal mediatore che sceglievo io, ovviamente scegliendo un mediatore amico/parente/corrotto.
Fin dai primi tempi, infatti, il risultato di questo schifo di legge – che si traduceva, in sintesi, in una sorta di privatizzazione della giustizia, che veniva esercitata da persone spesso incompetenti e corrotte – era che la maggior parte delle mediazioni sono andate deserte.
All’indomani dall’uscita della legge, si sono precipitate migliaia di persone a fare corsi di mediazione, creare società di mediazione, ecc., nella maggior parte dei casi giovani avvocati senza lavoro che vedevano nella mediazione una prospettiva di lavoro in più; nessuno si è fatto venire il dubbio che tutta questa “facilità” nell’accesso a una nuova professione nascondesse qualcosa di diverso e che i conti non tornavano.
Era inevitabile l’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale, così come è stata inevitabile la bocciatura da parte della Corte. La Corte Costituzionale, con un colpo di penna, ha cancellato in un istante speranze di lavoro, reso inutili gli sforzi di chi aveva creato le società, buttato a mare i milioni di euro spesi per realizzare questo istituto.
Ora, aggiungo, è facile prevedere che la mediazione verrà riproposta in forme diverse, con la scusa che è un istituto che ha ricevuto l’avallo anche dell’UE; ed è facile prevedere che la Corte Costituzionale boccerà nuovamente anche la mediazione riformata che gli organismi appositi, d’intesa col governo, predisporranno.
Il motivo è presto detto.
La mediazione è stata creata fin dall’inizio per sfasciare in modo definitivo la giustizia civile (che comunque era già vicina al collasso) e per creare malesseri e disordini nella categoria degli avvocati. La bocciatura della Corte Costituzionale, infatti, lungi dall’essere un’operazione di giustizia, era semplicemente parte del progetto complessivo, che ancora non è terminato.
Situazione analoga per gli insegnanti.
Il governo dapprima ha varato un concorso demenziale per reclutare nuovi insegnanti (ne abbiamo parlato in questo articolo: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2012/10/il-recente-provvedimento-della-scuola.html), dicendo che in questo modo creava nuovi posti di lavoro; ma contemporaneamente ha elevato il numero di ore di lavoro agli insegnanti di ruolo, togliendo così diversi posti di lavoro ai precari.
Mi spiego meglio.
Per decenni, da che ho memoria io, l’orario di lavoro degli insegnanti è stato sempre di 18 ore settimanali. Un numero di ore che può sembrare basso, ma a cui poi andavano aggiunte le ore per i consigli di classe, per il ricevimento, per la correzione dei compiti, per l’aggiornamento, ecc.
Improvvisamente, dopo decenni, il governo decide di elevare il numero di ore degli insegnanti a 24 ore settimanali. Il 33% di ore in più, che si traduce nella perdita secca del 33% dei posti di lavoro per gli insegnanti precari.
In sostanza il governo da una parte ha detto “ragazzi ecco che creo posti di lavoro” varando un concorso demenziale destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale; dall’altro ha tolto lavoro ai precari dimostrando in tal modo che non gliene frega nulla della creazione di nuovi posti di lavoro.
Scopo di tutta la manovra?
Far incazzare i precari, far incazzare gli insegnanti di ruolo, insomma far incazzare tutti e mettere ogni categoria l’una contro l’altra, oltre a far perdere loro una marea di tempo e soldi in ricorsi al TAR, proteste, manifestazioni, ecc.
Si osserverà che aumentando le ore ai docenti di ruolo in questo modo si fanno “tagli” e si risparmiano soldi; è semplice invece rispondere che per risparmiare era sufficiente evitare il maxi concorso demenziale che farà spendere soldi inutili senza creare alcun posto di lavoro in più, e magari si poteva tagliare qualche finanziamento ai pescatori di granchi in Kiribati, o anche – perché no? – operare un drastico ridimensionamento dei fondi dati agli apicoltori della Slovenia e ai ristoranti vegetariani in Groenlandia.
A questi provvedimenti dobbiamo aggiungere la chiusura dei piccoli tribunali di provincia (gli unici che funzionavano davvero, perlomeno per quanto riguarda i tempi e i costi); l’IMU che sottrae liquidità agli imprenditori già in crisi accelerando il fallimento in atto della maggior parte delle imprese italiane; il taglio dei fondi agli ospedali e la chiusura di molti centri di pronto soccorso; gli sgravi fiscali per chi assume lavoratori extracomunitari (con il risultato che alcune imprese licenziano i lavoratori italiani per assumere extracomunitari); i tagli alla polizia; la liberalizzazione delle licenze di commercio, colpo mortale a chi aveva speso centinaia di migliaia di euro per acquistare una licenza di pizzeria o di altre attività commerciali; ecc.
Ormai anche le persone più ignoranti e poco inclini al “complottismo” si sono accorte che gli ultimi provvedimenti del governo Monti vanno in una sola direzione: lo sfascio del paese.
La domanda è: perché? E ad essa abbiamo risposto più volte (creazione di malcontento, al fine di instaurare una dittatura e accentrare i poteri dell’UE).
Lo ha detto chiaramente Monti in un’intervista: “La crisi è una cosa positiva, l’Europa ha bisogno di crisi”. E Napolitano di recente ha detto che per reagire alla crisi è necessario “cedere ulteriori quote di sovranità all’UE”, ovvero rafforzare l’UE (una stronzata colossale, simile a quella dei medici del ’400 che curavano prevalentemente col salasso e, a fronte di malattie gravi cui non sapevano come reagire, per prudenza praticavano un “salasso”).
Quello che adesso voglio cercare di spiegare è cosa non bisogna fare, e cosa invece si potrebbe fare per reagire.
2. Come non reagire
La prima cosa da non fare è quella di scendere in piazza e manifestare.
Alle prime manifestazioni, fino ad oggi pacifiche, seguiranno infatti scontri di piazza, ove ovviamente lo scontro partirà da agenti dei corpi speciali infiltrati, travestiti da Black Block o da manifestanti normali, per scatenare il caos, come è avvenuto a Genova durante il G8 o l’anno scorso a Roma.
Il governo vuole che manifestiamo... e, proprio per questo, noi non dobbiamo manifestare.
L’altra cosa da non fare è spendere tempo e soldi in ricorsi inutili all’UE, alla Corte di Giustizia e ad altri organismi, per rivendicare il proprio diritto di sovranità, la proprietà del denaro, ecc. In realtà si tratta di rivendicazioni sacrosante, ma che verrebbero fatte a organi che sono strumenti docili e corrotti di quello stesso potere che si vuole combattere. Questi ricorsi (tra i quali rientra anche quello effettuato per abrogare – legittimamente – la mediazione, o quello che verrà fatto per annullare – sempre legittimamente – il concorso nella scuola) sono ampiamente programmati e previsti.
In linea di massima, tutto il sistema legale e dei tribunali è un’immensa macchina per far perdere tempo, soldi e dignità ai cittadini, facendoli sperare in una giustizia che cali comunque sempre dall’alto, ovvero una giustizia che provenga da quelle stesse fonti che hanno creato il disagio e il malessere contro cui si pretende di combattere. Rivolgersi a un tribunale per avere giustizia, cioè, è come rivolgersi a Totò Riina per avere giustizia perché la mafia ti ha ammazzato un parente.
3. Come reagire
Gli esempi di cose da fare sono molti, e mi sono venuti in mente in questi anni viaggiando per l’Italia o all’estero e vedendo questi fenomeni. Negli USA ho visto locali che servivano pasti gratis all’ora di chiusura, con il cibo avanzato e non venduto. In Spagna i medici hanno deciso che, nonostante i tagli, cureranno lo stesso i malati, gratis. Un imprenditore agricolo italiano, invece di licenziare i dipendenti, li ha organizzati in una specie di comunità, in cui ciascuno mette a disposizione ciò che ha e le proprie competenze (chi fa il meccanico ripara gratis tutto ciò che si rompe alle famiglie dei dipendenti, chi fa il sarto cuce i vestiti se servono, i prodotti agricoli vengono portati a casa dai dipendenti e una parte dell’azienda è stata adibita a orto e ad altri prodotti di consumo giornaliero, ecc.). In un altro caso mi è capitato un imprenditore che ha dovuto licenziare i dipendenti, ma ha provveduto, tramite amicizie e conoscenze, affinché le famiglie continuino ad avere vitto e alloggio, mettendo a disposizione un casale per coloro che non potevano permettersi l’affitto e assicurandosi che tutte le famiglie dei disoccupati, tramite gli abitanti del paese, abbiano da mangiare tutti i giorni.
Vediamo quindi quali potrebbero essere le mosse da effettuare per affrontare la crisi:
- Creazione di monete locali da parte degli amministratori dei piccoli comuni (in teoria sarebbe possibile farlo anche nei grandi comuni), sull’esempio del SIMEC di Giacinto Auriti. Mi si obbietterà che il SIMEC è un progetto che fallì perché la guardia di finanza ne impedì il proseguimento arrivando addirittura a perseguire legalmente il professor Auriti; replico che in realtà la moneta di Auriti non era illegittima, che oggi i tempi sono maturi per un’operazione del genere su larga scala ad iniziativa di sindaci e amministratori locali, e che peraltro si potrebbero operare piccoli correttivi legali per evitare l’intervento della guardia di finanza e delle autorità monetarie. Ad esempio, invece di moneta, si potrebbe chiamare buono.
- Organizzarsi a livello locale tra cittadini. Specie nei piccoli paesi, è assolutamente possibile creare piccole forme di vita comunitaria, in cui ciascuno metta a disposizione le sue competenze e le sue capacità gratuitamente, per ricevere in cambio altri beni e servizi a titolo gratuito.
- Organizzazione di piccole comunità autosufficienti, di natura prevalentemente agricola, in cui si torni a vivere e a lavorare come nelle campagne di 50 anni fa.
A titolo di esempio:
- imprenditori che abbiano a disposizione capannoni sfitti, potrebbero cederli in uso gratuito a gruppi di persone senza casa e senza lavoro;
- i ristoratori potrebbero dare il cibo gratis a fine giornata (so bene che qualcuno obietterà che le norme igieniche della USL non lo permettono; ma le norme sull’igiene alimentare servono in gran parte ad evitare proprio che il cibo in abbondanza venga dato gratuitamente a chi non lo ha e venga buttato nella spazzatura, quando in realtà ci sono diverse forme di cessione gratuita assolutamente legali, che possono essere concordate e organizzate); la stessa cosa possono fare i negozi di alimentari con i cibi prossimi alla scadenza ma ancora buoni;
- i medici potrebbero curare gratis, gli avvocati dare consulenze gratuite, fabbri falegnami idraulici ecc. potrebbero prestare una parte della loro opera a titolo gratuito;
- il governo Monti ha adito la Corte Costituzionale per far dichiarare incostituzionale una legge della Regione Calabria sui prodotti agricoli a Km 0, ovvero della regione, perché viola le regole imposte dall’UE sulla libera concorrenza? Bene, nulla però impedisce che, pur senza una legge, supermercati e commercianti possano acquistare solo prodotti regionali o che i cittadini acquistino solo prodotti a Km 0 per aiutare l’economia della loro terra. Molto più efficace, economico e rapido che impelagarsi in ricorsi e inutili manifestazioni;
- i Comuni possono impiegare per i lavori sul territorio lavoratori disoccupati (muratori, falegnami, elettricisti, informatici, ecc...) a cui, come compenso per il lavoro prestato possono non far pagare le tasse locali (IMU, rifiuti, ecc...);
- Rendersi conto che il sistema in cui viviamo ci ha abituato a far dipendere la nostra felicità dal numero e dalla qualità di beni che possediamo; capire la trappola in cui il sistema ci ha fatto cadere e abituarsi a un nuovo regime di vita, che potrebbe anche essere migliore del precedente.
Nessuna manifestazione dunque che, come sappiamo, attraverso agenti provocatori può facilmente essere trasformata in violenza, ma una forma di resistenza civile, pacifica e quotidiana. Senza la fattiva collaborazione dei cittadini nessuna manovra operata dal governo può trovare attuazione. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che è assolutamente inutile protestare e scendere in piazza. A Roma ogni giorno c’è una manifestazione senza che la popolazione ne abbia nemmeno notizia, salvo quando questa si trasforma in guerriglia, così da poter essere strumentalizzata (il motivo della manifestazione passa in secondo piano, e quello che viene messo in evidenza serve a ingenerare insicurezza e paura nella popolazione, così che possa essere più docile). Inutile continuare su una strada che, è chiaro, non ha portato alcun risultato. Nessuna rivoluzione di massa, ma solo tante piccole rivoluzioni personali, e tante piccole rivoluzioni nelle piccole comunità in cui ciascuno vive.
Una frase che in questi anni mi è rimasta in mente è questa: per chi vive in montagna o in campagna, dei prodotti quotidiani della propria terra, che al governo centrale ci sia una dittatura o una democrazia non cambia assolutamente nulla. La dittatura non può cambiare l’anima delle persone, i propri pensieri e le proprie emozioni; la dittatura può preoccupare unicamente coloro che misurano la loro felicità dalla quantità di beni che hanno.
In conclusione:
Il governo vuole che noi manifestiamo. E noi non dobbiamo manifestare.
Il governo vuole che noi ci riduciamo alla disperazione. E noi ci rimbocchiamo le maniche e scopriamo il gusto della solidarietà.
Il governo vuole affamarci. E noi mangeremo lo stesso, in modo diverso, con abitudini diverse, ma mangeremo.
fonte : http://bit.ly/TdGRaB
fonte originale : http://bit.ly/TdGRaB
1. Alcuni cenni agli ultimi colpi di genio del governo Monti
Pochi giorni fa sono scesi in piazza i poliziotti in varie parti d’Italia; nello stesso giorno protestavano a Montecitorio gli avvocati e pochi giorni prima avevano manifestato gli insegnanti. Sono categorie, queste, poco inclini alle manifestazioni di piazza, ma se lo hanno fatto è per un solo e semplice motivo: la misura è colma e il paese sta per scoppiare, nel senso che stanno per scoppiare disordini di massa, scontri, caos e malessere sociale.
Parto dall’analisi di due vicende che hanno coinvolto le due categorie degli avvocati e degli insegnanti.
Per quanto riguarda gli avvocati, le novità di questi ultimi tempi sono le riduzione dei tempi della pratica legale, l’abolizione delle tariffe minime, e la tragicommedia della mediazione civile risolta – come era facile prevedere – in un bluff.
Mi soffermo in particolare su questa vicenda della mediazione, spiegandola ai non addetti ai lavori (quindi i giuristi mi perdoneranno se non uso il giuridichese e semplifico alcuni concetti).
Nel 2010 è entrata in vigore la mediazione obbligatoria per i procedimenti civili; in sostanza il legislatore ha detto: “Da adesso in poi, prima di fare una causa civile, si va prima da un mediatore che cerca di pacificare le parti, così si evita il processo e si fa tutto in tempi rapidi”.
Messa così, al cittadino ignorante poteva sembrare una buona cosa.
I problemi erano però i seguenti:
- i costi erano elevati;
- venivano affidate cause molto complesse, che richiedevano una preparazione lunga e specialistica, a soggetti del tutto privi di competenze giuridiche (geometri, ragionieri, architetti, ecc.) che diventavano mediatori (e quindi sostanzialmente assolvevano a funzioni identiche a quelle di un magistrato) con pochi giorni di un corso, al termine del quale si veniva abilitati a diventare mediatori;
- il mediatore lo sceglieva la parte; in altre parole se io decidevo di fare causa a Tizio, andavo dal mediatore che sceglievo io, ovviamente scegliendo un mediatore amico/parente/corrotto.
Fin dai primi tempi, infatti, il risultato di questo schifo di legge – che si traduceva, in sintesi, in una sorta di privatizzazione della giustizia, che veniva esercitata da persone spesso incompetenti e corrotte – era che la maggior parte delle mediazioni sono andate deserte.
All’indomani dall’uscita della legge, si sono precipitate migliaia di persone a fare corsi di mediazione, creare società di mediazione, ecc., nella maggior parte dei casi giovani avvocati senza lavoro che vedevano nella mediazione una prospettiva di lavoro in più; nessuno si è fatto venire il dubbio che tutta questa “facilità” nell’accesso a una nuova professione nascondesse qualcosa di diverso e che i conti non tornavano.
Era inevitabile l’impugnazione della legge davanti alla Corte Costituzionale, così come è stata inevitabile la bocciatura da parte della Corte. La Corte Costituzionale, con un colpo di penna, ha cancellato in un istante speranze di lavoro, reso inutili gli sforzi di chi aveva creato le società, buttato a mare i milioni di euro spesi per realizzare questo istituto.
Ora, aggiungo, è facile prevedere che la mediazione verrà riproposta in forme diverse, con la scusa che è un istituto che ha ricevuto l’avallo anche dell’UE; ed è facile prevedere che la Corte Costituzionale boccerà nuovamente anche la mediazione riformata che gli organismi appositi, d’intesa col governo, predisporranno.
Il motivo è presto detto.
La mediazione è stata creata fin dall’inizio per sfasciare in modo definitivo la giustizia civile (che comunque era già vicina al collasso) e per creare malesseri e disordini nella categoria degli avvocati. La bocciatura della Corte Costituzionale, infatti, lungi dall’essere un’operazione di giustizia, era semplicemente parte del progetto complessivo, che ancora non è terminato.
Situazione analoga per gli insegnanti.
Il governo dapprima ha varato un concorso demenziale per reclutare nuovi insegnanti (ne abbiamo parlato in questo articolo: http://paolofranceschetti.blogspot.it/2012/10/il-recente-provvedimento-della-scuola.html), dicendo che in questo modo creava nuovi posti di lavoro; ma contemporaneamente ha elevato il numero di ore di lavoro agli insegnanti di ruolo, togliendo così diversi posti di lavoro ai precari.
Mi spiego meglio.
Per decenni, da che ho memoria io, l’orario di lavoro degli insegnanti è stato sempre di 18 ore settimanali. Un numero di ore che può sembrare basso, ma a cui poi andavano aggiunte le ore per i consigli di classe, per il ricevimento, per la correzione dei compiti, per l’aggiornamento, ecc.
Improvvisamente, dopo decenni, il governo decide di elevare il numero di ore degli insegnanti a 24 ore settimanali. Il 33% di ore in più, che si traduce nella perdita secca del 33% dei posti di lavoro per gli insegnanti precari.
In sostanza il governo da una parte ha detto “ragazzi ecco che creo posti di lavoro” varando un concorso demenziale destinato ad essere bocciato dalla Corte Costituzionale; dall’altro ha tolto lavoro ai precari dimostrando in tal modo che non gliene frega nulla della creazione di nuovi posti di lavoro.
Scopo di tutta la manovra?
Far incazzare i precari, far incazzare gli insegnanti di ruolo, insomma far incazzare tutti e mettere ogni categoria l’una contro l’altra, oltre a far perdere loro una marea di tempo e soldi in ricorsi al TAR, proteste, manifestazioni, ecc.
Si osserverà che aumentando le ore ai docenti di ruolo in questo modo si fanno “tagli” e si risparmiano soldi; è semplice invece rispondere che per risparmiare era sufficiente evitare il maxi concorso demenziale che farà spendere soldi inutili senza creare alcun posto di lavoro in più, e magari si poteva tagliare qualche finanziamento ai pescatori di granchi in Kiribati, o anche – perché no? – operare un drastico ridimensionamento dei fondi dati agli apicoltori della Slovenia e ai ristoranti vegetariani in Groenlandia.
A questi provvedimenti dobbiamo aggiungere la chiusura dei piccoli tribunali di provincia (gli unici che funzionavano davvero, perlomeno per quanto riguarda i tempi e i costi); l’IMU che sottrae liquidità agli imprenditori già in crisi accelerando il fallimento in atto della maggior parte delle imprese italiane; il taglio dei fondi agli ospedali e la chiusura di molti centri di pronto soccorso; gli sgravi fiscali per chi assume lavoratori extracomunitari (con il risultato che alcune imprese licenziano i lavoratori italiani per assumere extracomunitari); i tagli alla polizia; la liberalizzazione delle licenze di commercio, colpo mortale a chi aveva speso centinaia di migliaia di euro per acquistare una licenza di pizzeria o di altre attività commerciali; ecc.
Ormai anche le persone più ignoranti e poco inclini al “complottismo” si sono accorte che gli ultimi provvedimenti del governo Monti vanno in una sola direzione: lo sfascio del paese.
La domanda è: perché? E ad essa abbiamo risposto più volte (creazione di malcontento, al fine di instaurare una dittatura e accentrare i poteri dell’UE).
Lo ha detto chiaramente Monti in un’intervista: “La crisi è una cosa positiva, l’Europa ha bisogno di crisi”. E Napolitano di recente ha detto che per reagire alla crisi è necessario “cedere ulteriori quote di sovranità all’UE”, ovvero rafforzare l’UE (una stronzata colossale, simile a quella dei medici del ’400 che curavano prevalentemente col salasso e, a fronte di malattie gravi cui non sapevano come reagire, per prudenza praticavano un “salasso”).
Quello che adesso voglio cercare di spiegare è cosa non bisogna fare, e cosa invece si potrebbe fare per reagire.
2. Come non reagire
La prima cosa da non fare è quella di scendere in piazza e manifestare.
Alle prime manifestazioni, fino ad oggi pacifiche, seguiranno infatti scontri di piazza, ove ovviamente lo scontro partirà da agenti dei corpi speciali infiltrati, travestiti da Black Block o da manifestanti normali, per scatenare il caos, come è avvenuto a Genova durante il G8 o l’anno scorso a Roma.
Il governo vuole che manifestiamo... e, proprio per questo, noi non dobbiamo manifestare.
L’altra cosa da non fare è spendere tempo e soldi in ricorsi inutili all’UE, alla Corte di Giustizia e ad altri organismi, per rivendicare il proprio diritto di sovranità, la proprietà del denaro, ecc. In realtà si tratta di rivendicazioni sacrosante, ma che verrebbero fatte a organi che sono strumenti docili e corrotti di quello stesso potere che si vuole combattere. Questi ricorsi (tra i quali rientra anche quello effettuato per abrogare – legittimamente – la mediazione, o quello che verrà fatto per annullare – sempre legittimamente – il concorso nella scuola) sono ampiamente programmati e previsti.
In linea di massima, tutto il sistema legale e dei tribunali è un’immensa macchina per far perdere tempo, soldi e dignità ai cittadini, facendoli sperare in una giustizia che cali comunque sempre dall’alto, ovvero una giustizia che provenga da quelle stesse fonti che hanno creato il disagio e il malessere contro cui si pretende di combattere. Rivolgersi a un tribunale per avere giustizia, cioè, è come rivolgersi a Totò Riina per avere giustizia perché la mafia ti ha ammazzato un parente.
3. Come reagire
Gli esempi di cose da fare sono molti, e mi sono venuti in mente in questi anni viaggiando per l’Italia o all’estero e vedendo questi fenomeni. Negli USA ho visto locali che servivano pasti gratis all’ora di chiusura, con il cibo avanzato e non venduto. In Spagna i medici hanno deciso che, nonostante i tagli, cureranno lo stesso i malati, gratis. Un imprenditore agricolo italiano, invece di licenziare i dipendenti, li ha organizzati in una specie di comunità, in cui ciascuno mette a disposizione ciò che ha e le proprie competenze (chi fa il meccanico ripara gratis tutto ciò che si rompe alle famiglie dei dipendenti, chi fa il sarto cuce i vestiti se servono, i prodotti agricoli vengono portati a casa dai dipendenti e una parte dell’azienda è stata adibita a orto e ad altri prodotti di consumo giornaliero, ecc.). In un altro caso mi è capitato un imprenditore che ha dovuto licenziare i dipendenti, ma ha provveduto, tramite amicizie e conoscenze, affinché le famiglie continuino ad avere vitto e alloggio, mettendo a disposizione un casale per coloro che non potevano permettersi l’affitto e assicurandosi che tutte le famiglie dei disoccupati, tramite gli abitanti del paese, abbiano da mangiare tutti i giorni.
Vediamo quindi quali potrebbero essere le mosse da effettuare per affrontare la crisi:
- Creazione di monete locali da parte degli amministratori dei piccoli comuni (in teoria sarebbe possibile farlo anche nei grandi comuni), sull’esempio del SIMEC di Giacinto Auriti. Mi si obbietterà che il SIMEC è un progetto che fallì perché la guardia di finanza ne impedì il proseguimento arrivando addirittura a perseguire legalmente il professor Auriti; replico che in realtà la moneta di Auriti non era illegittima, che oggi i tempi sono maturi per un’operazione del genere su larga scala ad iniziativa di sindaci e amministratori locali, e che peraltro si potrebbero operare piccoli correttivi legali per evitare l’intervento della guardia di finanza e delle autorità monetarie. Ad esempio, invece di moneta, si potrebbe chiamare buono.
- Organizzarsi a livello locale tra cittadini. Specie nei piccoli paesi, è assolutamente possibile creare piccole forme di vita comunitaria, in cui ciascuno metta a disposizione le sue competenze e le sue capacità gratuitamente, per ricevere in cambio altri beni e servizi a titolo gratuito.
- Organizzazione di piccole comunità autosufficienti, di natura prevalentemente agricola, in cui si torni a vivere e a lavorare come nelle campagne di 50 anni fa.
A titolo di esempio:
- imprenditori che abbiano a disposizione capannoni sfitti, potrebbero cederli in uso gratuito a gruppi di persone senza casa e senza lavoro;
- i ristoratori potrebbero dare il cibo gratis a fine giornata (so bene che qualcuno obietterà che le norme igieniche della USL non lo permettono; ma le norme sull’igiene alimentare servono in gran parte ad evitare proprio che il cibo in abbondanza venga dato gratuitamente a chi non lo ha e venga buttato nella spazzatura, quando in realtà ci sono diverse forme di cessione gratuita assolutamente legali, che possono essere concordate e organizzate); la stessa cosa possono fare i negozi di alimentari con i cibi prossimi alla scadenza ma ancora buoni;
- i medici potrebbero curare gratis, gli avvocati dare consulenze gratuite, fabbri falegnami idraulici ecc. potrebbero prestare una parte della loro opera a titolo gratuito;
- il governo Monti ha adito la Corte Costituzionale per far dichiarare incostituzionale una legge della Regione Calabria sui prodotti agricoli a Km 0, ovvero della regione, perché viola le regole imposte dall’UE sulla libera concorrenza? Bene, nulla però impedisce che, pur senza una legge, supermercati e commercianti possano acquistare solo prodotti regionali o che i cittadini acquistino solo prodotti a Km 0 per aiutare l’economia della loro terra. Molto più efficace, economico e rapido che impelagarsi in ricorsi e inutili manifestazioni;
- i Comuni possono impiegare per i lavori sul territorio lavoratori disoccupati (muratori, falegnami, elettricisti, informatici, ecc...) a cui, come compenso per il lavoro prestato possono non far pagare le tasse locali (IMU, rifiuti, ecc...);
- Rendersi conto che il sistema in cui viviamo ci ha abituato a far dipendere la nostra felicità dal numero e dalla qualità di beni che possediamo; capire la trappola in cui il sistema ci ha fatto cadere e abituarsi a un nuovo regime di vita, che potrebbe anche essere migliore del precedente.
Nessuna manifestazione dunque che, come sappiamo, attraverso agenti provocatori può facilmente essere trasformata in violenza, ma una forma di resistenza civile, pacifica e quotidiana. Senza la fattiva collaborazione dei cittadini nessuna manovra operata dal governo può trovare attuazione. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che è assolutamente inutile protestare e scendere in piazza. A Roma ogni giorno c’è una manifestazione senza che la popolazione ne abbia nemmeno notizia, salvo quando questa si trasforma in guerriglia, così da poter essere strumentalizzata (il motivo della manifestazione passa in secondo piano, e quello che viene messo in evidenza serve a ingenerare insicurezza e paura nella popolazione, così che possa essere più docile). Inutile continuare su una strada che, è chiaro, non ha portato alcun risultato. Nessuna rivoluzione di massa, ma solo tante piccole rivoluzioni personali, e tante piccole rivoluzioni nelle piccole comunità in cui ciascuno vive.
Una frase che in questi anni mi è rimasta in mente è questa: per chi vive in montagna o in campagna, dei prodotti quotidiani della propria terra, che al governo centrale ci sia una dittatura o una democrazia non cambia assolutamente nulla. La dittatura non può cambiare l’anima delle persone, i propri pensieri e le proprie emozioni; la dittatura può preoccupare unicamente coloro che misurano la loro felicità dalla quantità di beni che hanno.
In conclusione:
Il governo vuole che noi manifestiamo. E noi non dobbiamo manifestare.
Il governo vuole che noi ci riduciamo alla disperazione. E noi ci rimbocchiamo le maniche e scopriamo il gusto della solidarietà.
Il governo vuole affamarci. E noi mangeremo lo stesso, in modo diverso, con abitudini diverse, ma mangeremo.
fonte : http://bit.ly/TdGRaB
Sunday, November 18, 2012
CHE PENA
Ti guardo, agente in tenuta antisommossa, anonimo burattino nelle mani del potere. Non ti accorgi che lo stesso potere che ti manovra e’ quello che ti abbandonera’ quando non gli servirai piu’. Lo so che sei umano, non sei uno stupido. Mi fai una gran pena perche’ sei li’, immobile, anestetizzato, sedato, assuefatto ormai a questa tua condizione di marionetta. Mi fai anche rabbia, perche’ non riesco a credere che tu non riesca a spezzare quei fili che ti rendono schiavo. Perche’ non vuoi usare il tuo cervello? Perche’ non vuoi ragionare con la tua testa? Chi ti vede ti tira sassi perche’ sei vestito da gran guerriero. Ti hanno messo li’ per provocare la reazione dei piu’ esaltati, o dei piu’ stanchi. Se fossi vestito senza armatura, al massimo ti tirerebbero un cazzotto, ma nessuno ti tirerebbe un sasso. Ti mettono in mano un bastone, un lanciarazzi, uno scudo, cosi’ ti senti importante, ma con quel lanciarazzi ammazzi qualcuno, con quel bastone ferisci delle persone che si difendono, che vogliono ancora lottare per la propria dignita’.
Non voglio pensare che tu sia solo questo. Usalo il cervello che hai. Ragiona. Puoi essere meglio di cosi’. Puoi diventare una PERSONA.
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